Il 18 maggio a Pietravolta, Casa di Preghiera delle Case di Carità, c’è stata la giornata di Adorazione per il Madagascar.. In una sorta di continua condivisione pubblico alcuni spunti di riflessione che mi sono stati donati e sotto alcuni pensieri che ho scritto per questa giornata.

«Con l’ Adorazione Eucaristica del mese di maggio, anche noi ci inseriamo nel cammino preparatorio al 25° Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona (3-11 Settembre 2011) che ha per titolo:

“Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana”

Ci introduce al tema il Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Adriano Caprioli (presidente del comitato per i congressi eucaristici nazionali).

“…il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale […] intende collocarsi dentro il cammino della Chiesa italiana, così da costituirne una tappa fondamentale. […] È il Santo Padre Benedetto XVI, nell’Esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), a richiamare l’efficacia dell’Eucaristia per la vita quotidiana:

“In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l’Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell’uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c’è nulla di autenticamente umano — pensieri ed affetti, parole ed opere — che non trovi nel sacramento dell’Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza” (n. 71).

La tematica del prossimo Congresso, “Eucaristia per la vita quotidiana”, viene così a riprendere e completare quella del precedente Congresso di Bari (2005): “Senza la domenica non possiamo vivere”. È l’invito a non dare per scontato il nucleo della fede, a tenere aperto il senso del Mistero che si celebra lungo l’anno nella pratica della domenica, “Giorno del Signore”, da custodire anche come “Giorno della comunità cristiana”, e anche come “Giorno dell’uomo”, di riposo e di festa, di tempo per la famiglia e quale fattore di civiltà. Corriamo il rischio, anche quando abbiamo un’assidua pratica religiosa, che essa rimanga rigorosamente circoscritta entro spazi e tempi sacri, escludendo il nostro essere cristiani dai momenti quotidiani del vivere nella famiglia, nel lavoro e professione, nella stessa vita sociale e civile. L’Eucaristia non è fatta per “anestetizzare” il cammino della nostra vita. Ci stiamo interrogando e preoccupando delle molte persone battezzate che non vanno alla Messa domenicale, ma insieme dobbiamo chiederci come escano dall’Eucaristia domenicale quelle che vi hanno partecipato. Anche la domenica va “rovesciata”: non solo andare alla Messa più affamati di ascolto della Parola, ma uscire dalla Messa più testimoni di questa Parola. In tal senso è vero che l’Eucaristia non è mai finita… e non sai dove ti porta.”

Lasciamoci allora portare dall’Eucaristia… dove vuole Lei! A contemplare i luoghi –fuori e dentro la casa (la Casa della Carità ma anche la casa di ogni famiglia)- per scoprire se e come vi si celebra una liturgia… che continua quella dell’Eucaristia celebrata all’altare.

“Sia che mangi, sia che beva, sia che mi riposi, sia che lavori nei campi, sia che guidi il trattore (quando ce l’han mandato su) diciamo sempre Messa: è diverso. E se andremo a zappare i campi, a zappare l’orto, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo a scuola, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo ad aggiustar la macchina, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo a fare i deputati, ci andremo con uno spirito diverso. Ma se noi ci riempiamo di questa adorazine continua, sia che siamo sani, sia che siamo malati, sia che siamo maschi, sia che siamo femmine, sia che siamo ricchi, sia che siamo poveri, sia che siamo in letto, sia che siamo in lavoro, siamo sempre in adorazione continua!” (don Mario Prandi)

“La casa è un luogo fatto di luoghi. Ciascuno dei luoghi della casa è formativo perché siamo sempre a mensa, c’è una circolarità: cappella… ingresso… cucina… sono dei luoghi dove si celebra una liturgia. E se si celebra una liturgia in ciascuno di questi luoghi, vuol dire che in quella liturgia noi veniamo formati da Dio. E’ quella liturgia del vissuto di cui forse siamo più esperti/e che di altre cose. Ma è proprio la ricchezza che fa della nostra vita uno “stare sempre nel tempio”… per diventare tempio.” (don Matteo FdC – ritiro in S. Teresa 25/01/2011)»


Penso ai luoghi e il Madagascar ne è pieno.

Ci sono luoghi su cui lo sguardo si riposa e lo spirito si rigenera. C’è ne sono altri dove lo sguardo si commuove profondamente e il cuore si apre in una ferita. E c’è ancora un altro luogo. Che è di tutti. Di chi vive in Madagascar, di chi ci passa solo, di chi si ferma un pò più a lungo, ma che sa che prima o poi ripartirà. Un luogo dove si celebra la vita ogni giorno come in un’ incessante liturgia. Di quelle che fanno esplodere il cuore in un ringraziamento continuo e abbondante. Questo luogo odora e sa di buono, perchè lì, i profumi si mischiano e si mescolano. Questo crocevia di incontri, di rumori e di suoni che sa farsi anche così silenzioso la sera. Questo quadro di colori indossati, in continuo movimento, che sventolano all’aria e luccicano alla luce dell’ alba e poi a quella del tramonto.

Questo luogo di preghiera e di vita.

La strada.

Piccole immagini, come scatti di foto, mi affollano e tutte portano sempre lì. Sempre alla strada..

È sulla strada che questo popolo vive. Che si incontra e si stringe la mano per un saluto. Che si ferma e chiede se ci sono novità perchè l’ attenzione è sempre donata all’ altro e non a se stessi. Anche la lingua, nel suo esprimersi, tradisce questo rispetto.

É sulla strada che si prova il bruciare del sole e la benedizione della pioggia.

È sulla strada che i malgasci improvvisano banchetti conoscendo e provando l’attesa di un incontro e di un’ acquisto. È lì che si fermano per contrattare il prezzo di un pò di manioca e patate dolci. È sulla strada che poi ripartono perchè è la strada che fa l’uomo e non il suo contrario.

È quell’incessante camminare, dal passo veloce ed elegante che sa tenere in equilibrio sulla testa ogni genere di cosa, che lo forma. Nelle relazioni. Negli incontri, quelli desiderati e più spesso in quelli fortuiti e imprevisti in cui si tocca la presenza di un Signore che si fa straniero e prossimo. Come invece un samaritano..

Non esiste casa all’ infuori della strada: è lì che si gioca il tutto di una persona. È sulla strada che le madri allattano. È sulla strada che i bimbi imparano a camminare e poi a correre con i piedi nudi. É lì che le bimbe si lavano i capelli e poi se li raccolgono in acconciature sempre nuove. È lì che i ragazzi e le ragazze si incontrano, si innamorano e si amano. È lì che gli adulti lavorano. È lì che i vecchi raccontano le loro strorie e tramandono le leggende ai più piccoli.

È la strada il luogo privilegiato dell’incontro con l’ Altro.

È la strada che ti permette di entrare in relazione. Che annienta barriere e confini e mette in comunicazione. Che ti porta all’ Altro.

Ogni strada ha i suoi contorni, le sue sfumature, i suoi infiniti paesaggi che si differenziano ad ogni svolta ma e la stessa umanità che la cammina. Con quel atteggiamento di gratitudine grande per ogni cosa che c’è. Perchè ogni cosa riporta a quel Dio che si è fatto uomo e ha camminato sulle strade della storia. Riporta a quel Gesù che sulla strada ha guarito, ha sanato, ha pregato, ha sfamato la folla, ha provato compassione fino al pianto. Riporta a quel Gesù che ha rivelato il volto di un padre che è Amore e che sulla strada ha amato l’ uomo. Fino in fondo.

È questa strada malgascia, fatta di uomini e di donne, che diventa ogni giorno preghiera e canto e lode di ringraziamento che sale a Dio, contemplazione di quel Regno che è sempre così ben visibile.. È su questa strada che sto imparando il senso più profondo dell’essere a mensa dell’eucaristia..

Alizii