Ancora una volta la nostra diocesi si dona tempo per pregare e per riflettere su ciò che è missione. E una giornata come questa diventa occasione per riprendere in mano il senso e il significato più profondo dell’ essere missionari.
Da quando sono qui, in Madagascar, questa domanda è tornata spesso fra i pensieri. Domanda che scava e che cerca di entrare in profondità. Domanda che esige una risposta..
Si pensa sempre che il missionario è colui che porta il Vangelo. L’ uomo chiamato ad uscire dalla propria terra per annunciare il Regno di Dio.
Inizio a credere che il missionario sia l’ uomo amante.
L’ uomo che ama il luogo e la terra in cui è, qualunque essi siano. Ne ama il suo popolo. E in particolare ne ama i suoi poveri. Forse non c’è bisogno di uscire di casa, qui come lì, e iniziare a predicare. Forse questo mondo ha bisogno di uomini e di donne che uscendo di casa inizino ad amare…

E quale il luogo privilegiato se non gli incontri desiderati come quelli fortuiti? Come l’ incontro a un pozzo, nella città di Sicar..
Il missionario è chiamato ad amare ed è in quell’ amore che porta il Vangelo. È in quell’ amore che annuncia il Regno di Dio.
Non è forse il comandamento più grande di cui ci ha fatto dono il Signore??
Per essere missionario non serve partire. Non serve scegliere il Madagascar o il Rwanda, il Brasile, il Kossovo o l’ Albania. Si può essere missionari nelle proprie famiglie. Nel proprio lavoro. A scuola. Al supermercato. In Autobus. Ovunque..
A tutti è chiesto di essere missionari!!
E allora buona missione !
Un abbraccio a ciascuno..

1 commento
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aprile 18, 2011 a 5:06 pm
Anonimo
Ah… ecco il post di Pasqua!!
Quindi auguri e buona settimana santa!!
B-)