Carissimi,

vi ringrazio di cuore per il gesto di attenzione che avete avuto verso questo popolo!

Vi scrivo, oltre che per ringraziarvi, per comunicarvi dove ho deciso di spendere la generosa offerta che avete raccolto e deciso di donarmi. Ho scelto di non destinarli al progetto dove presto il mio servizio:  c’è ne sono già così tanti!Ho scelto di impiegarli in altro..

Il desiderio era quello di poterli donare alla parrocchia del quartiere di Tongarivo, dove insieme agli altri volontari vivo. La parrocchia che frequento fa parte di una unità pastorale, come la chiameremmo noi, che comprende ben sei parrocchie, suddivise in più piccoli distretti, con a capo un solo parroco p. Elio: gesuita italiano che ha speso tra i malgasci più di quarantanni della sua vita! Conosce bene la realtà malgascia! La gente gli vuole molto bene perchè lui di bene ne ha fatto tanto a questa terra!

I bisogni sono così tanti.. Nell’ indecisione gli ho chiesto aiuto! Non è bene improvvisarsi missionari: si rischia di fare più danni che bene..

Parlandone insieme, una possibilità mi attraeva più delle altre: finanziare la costruzione di una chiesa. Si tratta della parrochia di Ifahary, una delle sei parrocchie dell’ unione pastorale.  P. Elio mi ha raccontato la storia di questa comunità. Ne sono rimasta affascinata! Tra le sue parole il pensiero è di corsa tornato alle fatiche del restauro della nostra bellissima chiesa.. Anche la comunità di Ifahary, come noi per più di un lnghissimo anno, non ha chiesa dove riunirsi in preghiera, non ha chiesa dove celebrare l’ eucaristia. Ogni domenica p. Elio e i credenti si incontrano nell’ aule dell’ asilo di questa piccola frazione per celebrare la S. Messa. Al sapere di questo bisogno, il cuore non ha avuto alcun dubbio! Mi sono sentita così in comunione con questa gente!

Mi piace l’ idea che la nostra chiesa, ora restaurata, possa sostenere la costruzione di un altra chiesa. E mi piace pensare che se il bisogno si presenta in una parrocchia sorella siamo così fratelli da sostenerci!

Tutto mi è sembrato così “scontato”: a chi donare i soldi ricevuti se non per questa comunità? Così, è con gioia che ho consegnato la somma di 3.000.000 di Ariary, che corrispondono a circa 1.200 euro: l’insieme delle offerte che ho ricevuto fino ad oggi e che brevemente ricordo: l’ offerte raccolta per il presepe di Natale allestito da Samuele e Matteo, l’ offerta dei miei ragazzi per il compleanno di Nicola e l’ offerta raccolta dalla comunità intera!

Indescrivibile la gioia di p. Elio! Mi ha confidato che fa molta fatica a trovare fondi per questa opera. Nessuno dona per la costruzione di una chiesa. Di certo i lavori non termineranno con il nostro aiuto, ma piano piano la chiesa inizia a slanciarsi verso il cielo!!

È con profonda gratitudine che p. Elio ha scritto questa semplice lettera per raccontarvi della storia di questa chiesa. A lui cedo la parola..

Domenica, 3 ottobre 2010

Carissimi,

oggi è un giorno memorabile per la nostra chiesa di Ifarihy: per la prima volta celebriamo l’ eucaristia nel nuovo sottosuolo che dedichiamo a santa Teresina del Bambin Gesù. Non è ancora una vera chiesa, ne è solo la cripta, ma per noi va già bene, e per i nostri cristiani è un lusso insperato. È davvero un posto bellissimo! Mi avevano consigliato di costruirvi un grande hotel tanto la vista sulla pianura è invidiabile.. Ne facciamo la casa del Signore, e ne guadagneremo in ricchezza!

Vi mando queste poche righe che ho scritto questa notte ricordando i primi sette anni della nostra nuova parrocchia, anche se non lo è ancora nel vero senso canonico del termine.. ma per noi lo è, eccome! E’ una comunità cristiana che si sta creando, che cerca di camminare insieme e che per la prima volta si da un tetto dove riunirsi per pregere e celebrare l’ eucarestia. E in questo giorno il nostro pensiero è per te Alice e per voi tutti che con il vostro prezioso aiuto avete sostenuto quest’ opera in costruzione che giorno dopo giorno stiamo realizzando..

Ifarihy era un piccolo quartiere della parrocchia di Tanjombato fino a sette  anni fa.  La chiesa non è andata distrutta per catastrofi naturali o per cose simili. Semplicemente lì la chiesa non c’è mai stata! Era una zona ancora spoglia di abitazioni; ai margini della zona abitata.

Con l’arrivo delle così dette “zone franche”, cioè quelle imprese, specialmente di confezioni, dove si importa e si riesporta verso Europa o America, migliaia di persone, specialmente ragazze, si sono precipitate dai villaggi di campagna per cercare lavoro. Le casupole in terra sono sorte come funghi, e le colline relativamente spoglie sono diventate un formicolio di bambini.

La prima difficoltà che si presentò era  la lunga distanza dalla chiesa per la gente che vi abitava. Ci voleva circa un’ora a piedi per raggiungere la chiesa. Ma ancora di più era problema per i bambini che volevano frequentare la scuola perchè dovevano attraversare la strada nazionale che collega la capitale con il Sud del Madagascar, dove circolano numerosi macchine e camion. Le mamme non potevano permettersi di accompagnare i propri figli a scuola: erano costrette a lavorare dieci ore al giorno per ricevere un indegno salario giornaliero di un euro e mezzo. L’unica soluzione che si presentava era di mandare i figli nelle scuolette che le varie sette evangeliche hanno immediatamente saputo costruire in mezzo alle case.

Trovando, poi, mezzo ettaro di terreno, comprato per poco da uno straniero che lasciava il Madagascar, abbiamo incominciato subito a fare scuola in una baracca di legno; Poi sostituita dalla costruzione di un asilo e di una scuola elementare. L’idea di costruire una chiesa era ancora lontana, ma piano piano abbiamo cominciato a celebrare l’ eucarestia tra i banchi della scuola. Per le famiglie è stata una manna! Non si poteva sperare di meglio! E poco alla volta molti dei credenti passati alle sette sono ritornati. Le tre aule destinate all’asilo, alla domenica diventano una sola sala, togliendo le opportune tende che le separano, è così domenica dopo domenica è nata la nostra chiesa… Durante la settimana ormai oltre 350 bambini trovano una scuola e la domenica incontrano Gesù con i loro genitori nelle stesse aule..

Ora anche queste tre aule non bastano più! Alle casupole in terra si sono aggiunte vere e proprie case: è la capitale che si espande.. e i pochi cristiani ora sono diventati alcune migliaia. Alla domenica anche il cortile della scuola si riempie di gente per assistere alla S. Messa.  I banchi della scuola , portati nella sala comune ogni sabato e ritolti ogni lunedì non sono più sufficienti! La costruzione di una vera chiesa urge..

Un amico architetto ha studiato un piccolo progetto. Tenuto conto che si tratta di una collina, si è previsto di realizzare una grande sala nel sottosuolo, utilizzata come aule scolastiche mentre sopra, poco alla volta, si sta costruendo la vera chiesa.

I cristiani si sono dati da fare: chi cercando la sabbia nel fiume, chi spaccando pietre per le fondamenta. Hanno organizzato piccole festicciole invitando tutti quelli che avrebbero potuto contribuire all’opera. Hanno persino organizzato una grande festa  in una mensa militare in città.

Parallelamente allo sforzo per la costruzione, la comunità si sta organizzando per essere una vera parrocchia. Ormai si contano cinque distretti, ognuno con responsabili designati per il catechismo ai bambini, per l’animazione dei giovani, per portare la comunione ai malati ogni domenica.. Mattone dopo mattone, con pazienza e fiducia, la chiesa si innalza verso l’ alto, verso il cielo! E tutto questo grazie anche  alla vostra comunità che in questo giorno così importante per noi, vogliamo ricordare nella preghiera!

Ringraziandovi di cuore, un caro saluto

p. Elio Sciucchetti


Mi unisco al ringraziamento e al saluto di p. Elio!

Un abbraccio a tutti e a ciascuno!

Alice

Pitch

P.s. cercherò di farvi avere anche alcune foto del cantiere..