12 novembre 2010
..a un anno dal saluto
Carissimi tutti,
vi confesso che in questi giorni vi ho pensato  spesso. Ricordando il “triduo missionario” e in particolare la vostra benedizione: ringraziamento di una celebrazione che ha aperto le sue porte alla missione..
Vi penso con affetto e vi scrivo.

Tanà!

Nella formazione alla partenza mi ha sempre affascinato l’idea del ponte.. L’immagine di un andare che non si fa  solo mio ma che diventa un’ andare comunitario.
Che si fa condivisione: essere ponte fra due comunità. Tongarivo e Sesso. Diventare io quel passaggio tra diversità. Quella via di condivisione. Di scambio.
Tra chiese sorelle.
Per portarvi piccoli pezzi di un mondo che sembra essere così lontano.. Per crescere. Insieme.
Una responsabilità grande. Che non ha sempre visto il suo adempiersi. Non sempre curata.
Non sempre privilegiata.
Ma chi poteva immaginare la vita che mi avrebbe portato questa
terra e la sua gente??? Una vita ingombrante. Invadente. Che ha chiesto tutta me stessa. Senza sconti..
Penso all’ abituarmi ad andare con i tempi del sole e non con i tempi dell’ uomo. Allo sforzo di comunicare ogni giorno in una lingua che non è la mia.
Impararne una nuova. Non così gustosa all’orecchio..
Collaborare con una mentalità diversa. Con la quale, insieme, si serve lo stesso progetto di bene. Mentalità da scartare e scoprire. Ogni giorno..
E poi fino alle cose più elementari..
Come imparare a camminare per strada. Qui non è tutto asfalto e cemento!
Imparare a contrattare al mercato. Imparare a viaggiare per la città su pulmini stracarichi delle cose più inimmaginabili..
Per imparare a stare dentro al mio essere straniera. Al mio essere ospite di questa terra. Mi ha preso tempo. E ne ho voluto spendere. Senza riserve.
Solo ora tutto questo inizia ad essere il mio quotidiano. Solo ora inizio ad ambientarmi. Le cose inziano a prendere ordine. A filare. Ed è molta più la gioia quella che si conta ora..
E così, come mi ero promessa alla vigilia della mia partenza, è arrivato il tempo di rendere la missione parola. Parola viva!
Di essere quel ponte che unisce. Che mette in comunicazione.
A voi, alcune riflessioni del mio essere qui..
il mercatoPer imparare a stare, credo un pò dappertutto, qui come lì: c’è bisogno di innamorarsi!
Dei  luoghi.
Delle persone.
Degli incontri fortuiti come degli incontri quotidiani.
Diventa questione di priorità lasciare che il cuore si attacchi.
Si lasci ferire.
E impari anche a sanguinare..
Forse è solo così, solo innamorandosi, che si impara a scendere dalle proprie “altezze”. A piegarsi. A chinarsi. Fino a inginocchiarsi.
Come Gesù fece in quell’ ultima cena..
Solo così, abbassandosi, si vedono le lacrime scendere e rigare il volto del fratello. Solo così si è partecipi della sofferenza dell’ altro.
Passaggio non così automatico.
C’è bisogno di allenarsi! Giorno dopo giorno. Con pazienza.
Ma con fiducia grande in quel Dio che ne è per primo esempio.

il bucato al ventoLe fatiche ci sono. Non le nascondo. Anche perchè si affacciano con una certa prepotenza.. Sgomitano per prendere posto e farsi spazio. Fatica che sa anche rimpiersi. Fino all’ orlo. E traboccare.
Perchè il Madagascar fondamentalmente è bellezza!
Grande nelle sue diversità. Immenso nelle suoi paessaggi. Sconfinato nei suoi cieli! E’ impressionante il cielo visto da questa parte di vita! Sembra quasi essere più vicino all’ uomo tanto è basso e infinto..
Ci sono giorni di una pienezza così grande! Così immensa! Qualcosa che sento essere più grande di me..
Impossibile da descrivere!
Tanto meno da contenere..
Gioia che si muta in commozione tanto è disarmante. È qui mi ritrovo. Qui respiro un’ abbondanza che mi è donata. Gratuitamente!
E continuo a sceglierlo il Madagascar. Continuo a starci. Così, come riesco!
Imparando a rimanere.
Imparando a dimorare.
Come Gesù dimorava a tavola con i suoi..
Anche quando forse sarebbe più facile lasciare tutto e fuggire.
Ma diventerebbe tradimento..
Ci sono momenti in cui credo fortemente che la fatica un pò me la sia “costruita” da sola.. Avevo progettato senza conoscere.
Pianificato senza sapere. Ma a far piazza pulita ci ha pensato il Madagascar.. Non ci hanno messo molto a “scompigliarmi”.
Mettendo in disordine i pensieri.
Ribaltando le solite logiche.
Ma scoperchiando nuovi orizzonti.
La realtà malgascia, con la sua concretezza e la sua verità, mi ha obbligato a rivedermi. Costretto a fermarmi.
Non avevo fatto i conti con una diversità che si rivela a pieno in tutte le sue sfumature. Una diversità che mi ha disarmato…
Sarei riuscita a vivere il mio “piano strategico” con tutto quello che avevo in mente di fare se il Madagascar fosse stato Italia.
E fortunatamente non lo è..
Se fosse stato un contesto conosciuto e nel quale mi so muovere. Circondata e sostenuta dalle sicurezze. Dalle solite certezze.
Il Madagascar mi ha sprogrammato!
Scopro come il cammino dell’ incarnazione nel qui ed ora sia lungo.
Fatto di avvicinamenti e di piccoli passi.
Non avevo fatto i conti con la vita di comunità.
Che chiede di essere vissuta da protagonista.
Chiede di donarsi. Di servire. Di giocare il tuo tempo. Che diventa inevitabilmente anche di altri. Di imparare a fare enormi passi indietro per conoscere e provare l’ umiltà. Farsi servi del fratello che non abbiamo scelto, ma che ci è stato donato..
Non avevo fatto i conti con il servizio nel progetto.
Che ti chiede di spenderti in quelle otto ore lungo la settimana. È quello a cui sono chiamata, nel quale ho scelto di spendermi..
Non avevo fatto i conti con la sensazione di straniereità.
Che mette a nudo. Che obbliga a spogliarsi. E a restare sulla soglia.
“In una sorta di riconoscimento del mistero dell’ altro. Riconoscimento che ti fa indugiare alla soglia. Togliti i calzari, riconosci la tua fragilità, levati le tue incomprensioni, sta nudo. Nè Dio nè l’ altro sono terra di occupazione, terra da invadere o terra che ti meriti. Riconosci la distanza. Anche nell’ amore più forte e appassionato, riconosci la distanza. Togliti i sandali dai piedi.” (Angelo Casati)
Un’ operazione non così scontata.
Il mio rendermi prossima diventa fatica quotidiana..
Si, a volte non è facile starci! Ma ci sono! E nel mio esserci sono presente!
O almeno ci provo..
Affidandomi a quel Dio che mi ha chi-amata e mi ha mandata.
Solo così mi è possibile continuare il cammino. Perchè sostenuta. Sola non c’è l’ avrei mai fatta.
É troppa l’ umanità che arriva e travolge. Come fiume in piena. Se non c’è roccia a cui aggrapparsi la corrente prende con se e porta lontano. Fuori rotta. Il rischio è quello di perdersi.
Un’ umanità che si fa pesante da portare.
Scomoda nei suoi poveri.
Un’ umanità che schiaccia a terra.
Toglie il respiro per i pugni dolorosi che arrivano all’ improvviso, dritti allo stomaco.
La preghiera rialza la speranza. E di conseguenza lo sguardo. Nutrire quella relazione con Dio diventa l’ unica forza per muovere in avanti il prossimo passo. Relazione che diventa salvezza per me e per chi mi circonda. Che permette di spendermi. Ancora una volta.
il viale dei baobabIl servizio che compio mi da la possibilità di viaggiare molto. Di percorrere il Madagascar in lungo e in largo per seguire le formazioni che organizziamo per i produttori beneficiari di progetto.
Si tratta di formazioni sull’ agricoltura biologica con lo scopo di sensibilizzare ed educare i piccoli produttori in una sorta di rispetto per la terra: è il loro bene più grande. Più prezioso. Terra ricca che deve essere costudita. Servita con cura. Senza l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici. E in una terra come questa il lavoro sembra essere più “facile” perchè spesso gli agricoltori non possono permettersi l’ acquisto di prodotti chimici perchè troppo costosi..
Sono tecniciagricoli locali, a loro volta formati da un ente di certificazione biologico itlaiano, che educano alla coltura biologica.
donna al lavoro nei campiLa formazione è davvero molto bella!
Vengono alternate lezioni di teoria a lezioni di pratica, sperimentando subito sul terreno le nozioni acquisite.
Poter assistere a queste giornate diventa un dono grande!
Riconoscere che il corso che l’ euqipe mesi nella sua progettazione, nella sua preparazione, è davvero stimolo per migliorare il loro benessere di vita..
Il vedere e il prendere parte con loro..
Il toccare con mano il realizzarsi di mesi di organizzazione.. anche se una invisibile goccia rinfranca le fatiche fatte. Donando senso al mio servizio! Al mio essere qui! Sprona ad essere ancora più innamorata del servizio che compio quotidianamente! E di dedicarmici con ancora più passione..
Lo stare in mezzo ai malgasci. Mangiare tutti i giorni riso gommoso.

il riso malgascioSporcarmi di fango rosso fino alle ginocchia per fare visita alle coltivazioni su terreni in aperta campagna. Aiuta a diventare più semplici. Più essenziali. Sprona a fare scelte sempre più radicali.
A lasciare a tera tante zavorre che continuiamo a portarci dietro con profonda testardaggine..
Invevitabile dirvi che uscire dalla capitale, da Tanà, e vivere anche altri luoghi del Madagascar mi ha messo molto in discussione!
Nell’ essere a Tanà vivo comodità che agli altri volontari non spettano. Ho deciso di riprendere in mano lo stile del mio essere qui e di rivederlo. Di essere più sobria nelle scelte, più prossima ai poveri!
E tra tutto questo vivere un pò di stanchezza si fa sentire.. ma è un vivere che non ha prezzo!
Questi ultimi mesi sono stati davvero intensi! Mai un attimo ferma! Sempre in viaggio.. Ma giorni di una richezza e di una profondità uniche.
Inizio a sentirmi a casa! Inizio a muovermi cose se fosse il mio paese da sempre. Anche la lingua inizia ad avere una certa familiarità..
Di questo gioisco! Mi sento meno straniera.. ma con la consapevolezza di esserlo ancora!
E la bellezza ha toccato la sua profondità più vera con il viaggio di Matteo, qui in Madagascar!
Con lo zaino in spalla abbiamo toccato i luoghi della missione reggiana: comunità dei volontari, Case della Carità e progetti di sviluppo su cui lavorano gli altri volontari RTM!
L' attesa della partenza in taxi-brousseDisarmante riconoscere che la distanza non ha scalfito niente.. anzi! Paradossalmente ha reso ancora più forte il nostro legame.. La continua condivisione mai mancata in questi mesi l’ha reso più profondo. Più vero.
Giusto qualche “crepa” di assestamento nei primi giorni.. D’ obbligo per ritrovare un equilibrio che nella quotidianità della lontananza, inevitabilmente, si fa diverso. Tocchiamo con mano come più si dona Amore. Più lo si regala anche agli altri. Più lo si sparge nel vento. Più si arrichisce. Più cresce e mette radici..
Non sempre è stato facile e non è stato semplice ri-lasciarsi a pochi passi dall’ imbarco. Lo stomaco si è stretto in quell’ ultimo abbraccio..
Ma di certo privilegiati nell’ aver condiviso in modo ancora più concreto il mio essere qui. L’ aver camminato insieme per i luoghi della mia nuova “famiglia”. L’ aver conosciuto i volti di chi condivide con me la missione e il cammino.
Tutto questo ci permette di lanciarci con fiducia anche nell’ andare di Matteo! Nella sua partenza. Nel suo mandato..
Continuiamo il cammino con una fedeltà rinnovata alla scelta del partire..
E i prossimi passi ci porteranno fino in Ruanda!
La certezza di non essere soli ci apre a un SI che in questi giorni trova il suo rinnovo più bello!!
Ri-partiamo per quel cammino scelto e che anche oggi confermiamo..
E a pensarci, nonostante siano stati appena venti giorni ne accuso il colpo..
Mi sento un pò disorientata.
Mi fa strano riprendere in mano il progetto.
Continuare la mia quotidianità, forse un pò stravolta dal passaggio di Matteo!
Capisco che la scelta di non rientrare per il battesimo della piccola Sofia sia stata una scelta giusta..
Sofferta, un pò da tutti. Anche da me.
Ma come ci sarei ritornata in Maddi?? Più confusa di adesso, credo..
Il cuore e la mente hanno bisogno di tempo per entrare nelle cose..
Diventa davvero impossibile chiedergli continui cambiamenti! C’è bisogno di una certa ordinarietà per stare nelle cose…
in stradaRileggo questi mesi come una grande ricchezza! Ricchezza che mi lavora dentro. Che scava e al tempo stesso riempie. E lo starci. In questo“cantiere”.
Con tutto ciò che comporta. Tra fatiche e sofferenze. Diventa scuola di crescita.
Quotidiana.
Scuola “umanizzante”.
In tutte le sue sfumature. Scuola che mi educa alla bellezza dell’essere parte di Qualcosa di più grande…

 

Un abbraccio a tutti e a ciascuno!
Con affetto,
Alice
Pitch