Carissimi,
vi scrivo ancora una volta per ringraziarvi della vostra abbondante e costante generosità!! In questi mesi sono tante le offerte arrivate da casa… da parte di amici e parenti e da parte della comunità parrocchiale: le offerte raccolte per il presepe allestito in chiesa e per la celebrazione delle prime comunioni!! Raccogliendole tutte insieme si è raggiunto un totale di 5.250.000 Ariary (circa 2050 euro)!!!
Una parte, più abbondante, 4.500.000 (circa 1700 euro) ho scelto di destinarli ancora una volta per la costruzione della Chiesa di Ifahary! Lì ho affidati come sempre alle mani di p.Elio che per ringraziarvi ha scritto ancora una lettera..
Ciao Alice,
ti affido l’incarico di ringraziare la tua comunità parocchiale a nome della nostra parrocchia di Ifarihy per l’aiuto grande che ci hanno donato attraverso di te!
Uso la parola parrocchia parlando di Ifarihy, anche se ancora non lo è, nel senso proprio. La nostra storia è cominciata solo sette anni fa, quando, per far fronte alla rapida urbanizzazione, dovuta all’afflusso della gente che dalle campagne saliva verso le “zone franche” in cerca di un salario, abbiamo scelto di costruire una scuola per dare ai bambini l’opportunità di studiare, togliendoli così dalla strada. Fin dall’inizio abbiamo pensato di celebrare la messa ogni domenica, così la scuola, l’abbiamo chiamata parrocchia. Ma la popolazione è aumentata troppo in fretta. Dopo quattro anni dall’apertura della scuola, le aule dell’asilo utilizzate per la celebrazione della messa, non bastavano più per accogliere tutti i credenti: metà della gente era costretta a restare nel cortile. E con grande incoscienza che abbiamo cominciato la costruzione di una grande sala: il sottosuolo della “vera” chiesa! E’ un’incoscienza si, ma la si può anche chiamare fiducia nella Provvidenza! E da un anno la sala è diventata la nostra chiesa! Ma… c’è un problemino, essendo la sala il sottosuolo della chiesa non è stata prevista l’ impermeabilizzazione della gettata e la stagione delle piogge è alle porte.. Ricordo la notte di Natale. Bisognava spostarsi per evitare le infiltrazioni nonostante i piedi fossero immersi nell’acqua. Fastidioso, anche se i piedi sono nudi. Prima che arrivi la prossima stagione delle piogge il desiderio è di arrivare al tetto. Non di certo finire la chiesa, ma salire con i muri e appoggiarci un tetto in tole per evitare di danneggiare la sala già costruita, e l’aiuto della tua parrocchia è stato provvidenziale!
Con 1 euro abbiamo potuto comperare e portare sul luogo di costruzione 40 di quei mattoni pieni, impastati a mano e lasciati seccare prima al sole e poi cotti con il fuoco. Servono invece più di 8 euro per un sacco di cemento. Anche la gente di Ifahary ci mette del suo.. non ha i mezzi per finanziare la costruzione della chiesa ma si presta per portare la sabbia dal fiume al luogo di costruzione mettendosi a servizio di ciò che c’è da fare donando preziose ore di lavoro! Ognuno ci mette ciò che ha: è questa la bellezza di far parte tutti della stessa Chiesa!
Ancora grazie a tutti di cuore!!
Che il Signore vi ricolmi della sua benedizione, sempre!
p. Elio Sciucchetti
Parroco distretto Tanjombato
Ora, di certo i muri saranno già più alti.. mi impegno a farvi avere ancora qualche altro scatto!
Grazie a ciascuno!!
Un abbraccio,
Alizia
Pitch
Alice
Ciao ragazzi!!
Pronti per Madrid??
Ma lo sapevate che ho partecipato anch’io alla giornata “mondiale” qui, in Madagascar???
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio..
Una delle domeniche di quaresima durante i soliti lunghissimi avvisi, l’Arte di turno, ha invitato i giovani della parrocchia a partecipare alla Giornata Diocesana della Gioventù che si sarebbe celebrata la domenica delle Palme nel distretto di Ambatolampy a circa 60 km da Tanà.
Sono sincera, e anche se la voglia di prendere parte a questo giornata era tanta, mi sono ritrovata sola: gli altri volontari tananarivesi non erano così elettrizzati all’idea di partecipare all’ incontro di tanti giovani con il vescovo.. non mi sono, però, persa d’animo! Ho chiesto in casa di carità e.. perfetto: le stagere, le ragazze che fanno un periodo di discernimento in casa, e la novizia, avrebbero partecipato!! Mi sono aggregata a loro, anche se, una certa dose di incertezza continuava a bussare: Pitch, cosa stai facendo???
Mi sono ritrovata ad essere l’unica vahaza in mezzo e centinaia di giovani malgasci.. ma è stato il desiderio forte di essere in comunione con voi e all’esperienza che quest’estate farete, che ha bruciato ogni resistenza! Mi sono fidata e affidata, accogliendo l’invito ad andare, e sono partita!!
Così il sabato che precede la domenica delle Palme siamo partite su un pulmino mini ma stra-carico di tutto ciò che sarebbe servito alla realizzazione della giornata, senza dimenticare sacchi di riso, legna per il fuoco e pentoloni.. e, arrivati a destinazione, come ogni giornata della gioventù che si rispetti, con lo zaino in spalla abbiamo camminato per le strade del distretto fino ad arrivare alla spianata che avrebbe accolto l’incontro e i giovani.
..durante il cammino credo di essere stata partecipe della domenica delle palme di Gesù di Nazareth! Gente in cammino ladava Dio con canti e danze. Che casino!! Anche l’ ingresso di Gesù a Gerusalemme deve essere stato un gran casino. Un casino di gente! Un casino di canti urlati al cielo accompagnati dai suoni dei tamburi! Un casino di canti ma tutti diversi: ogni distretto, della vasta diocesi di Antananarivo, innalzava al cielo il proprio!! Un’ immagina bellisima! Sotto un unico cielo c’è spazio per tutti! Ognuno trova posto! Proprio come in Dio..
Ma arrivati alla spianata inizia una pioggia africana e probabimente non si era pronti a ricevere così tanta benedizione in una sola notte.. in pochi minuti il campo era diventato di fango. Continuava a diluviare ma i giovani malgasci continuavano a cantare sempre più forte ringraziando Dio per quell’ abbondante acqua che stavamo ricevendo segno di una benedizione ancora più grande!! Eravamo bagnati fradici, con i piedi immersi nel fango mentre l’aria pungente faceva battere i denti, lo zaino sulle spalle e in piedi per tutta la notte, perchè era diventato impossibile sedersi per terra.. ma nonostante tutto questo si continuava a cantare..
..nel totale sconforto, la consolazione e il conforto li ho trovati in quei canti! Tutta la notte è stata un canto!! E’ questa la fede!! E’ questo credere! Facile quando tutto scorre liscio senza grosse sorprese più difficile quando le cose si fanno più faticose.. Ma non in questa notte! Così senza neanche accorgerci, così senza che nulla fosse pianificato, organizzato, strutturato, sotto quella pioggia abbiamo vegliato in modo spontaneo, preparando il cuore all’ incontro con il Signore nella celebrazione della messa..
Finita la pioggia ho passato la notte a riscaldarmi al calore di un fuoco improvvisato e poi d’improvviso scorgo sorgere l’alba! Il riso è pronto. Non è poi così male quando si ha fame e sai che qualcuno è da più di due ore che si sta affumicando attorno al fuoco per preparartelo..
Le stagere e la novizia mi guardano i piedi. Sembrano essere fatti di argilla tanto sono infangati! Saoly mi dice: “Alizia, devi lavarti i piedi!”. Mi guardo intorno e sorridendo dico: “ma non ha senso.. per terra ci sarà ancora una spanna di fango, anche se puliti, i piedi, si risporcherebbero al primo passo!”. Ma ribattendo sicura: “Alizia non puoi incontrare il Signore con i piedi sporchi!” Borbottano tra di loro e prendendomi per mano ci incamminiamo.. chiedo dove stiamo andando. A lavarci.. Rassegnata, le seguo.
Proprio sotto al campo scopro esserci un fiume e scopro esserci tutti al fiume per lavarsi mentre il sole sorge e colora tutto e tutti di una sfumatura motlo calda. Seguo i passi svelti delle ragazze in silenzio restando in contemplazione di quell’immagine..
Sulle rive del fiume, in un luogo un pò in disparte, per non farmi sentire troppo a disagio, le ragazze entrano nell’ acqua fino al ginocchio e prendendo tra le mani un pò d’ erba la mischiano al sapone e iniziano a grattare il fango ormai secco. Saoly e Olgà si avvicinano: “Togliti i sandali!”. Vedendo la mia esitazione sono loro a sfilarmeli. Non ho il tempo di controbattere e lì, chine sul fiume li stanno già lavando, sfregando energicamente il sapone per togliere il fango.
Resto senza parole.. me li riporgono puliti. Poi saoly si china davanti a me: “Alizia ti lavo i piedi!”. Spontaneamente reagisco: “No, Saoly, non mi laverai i piedi!”. Ma in silenzio è già lì che l’ insapona..
Il cuore e la mente sono subito tornati al brano del vangelo della lavanda dei piedi e in silenzio ho contemplato la lavanda dei piedi fatta a me. Di nuovo puliti mi ha infilato i sandali e ha continuato a sfregare i suoi..
Si, a una giornata mondiale quello che mi è rimasto non sono le parole del vescovo rispetto al tema, considerando che erano tutte parole malgascie.. ciò che mi è rimasto sono stati gli incontri, le relazioni vissute, ciò che gli occhi hanno visto, ciò che ho provato, ciò che mi ha segnata!
Sono gli incontri che rendono vera l’esperienza dell’ andare! Pensate se avessi desistito un pò di più.. Quanti incontri avrei perso, quanto vangelo sfuggito!! Mi sono dovuta buttare, fidarmi perchè sola. Non c’erano con me altri vazaha ma c’èrano loro Olgà, Geogette, Miriam e Saoly! C’erano loro e c’era l’invito della parrocchia. E’ bastato un: “mi piacerebbe partecipare” e a quanto ho partecipato!!
Coraggio allora! Lasciatevi portare a Madrid: c’è tutto da guadagnare!! In incontri, in umanità, in vangelo!
E ricordate io parto con voi perchè la preghiera ha la grande capacità di ridurre le distanze…
Un abbraccio a ciascuno,
Alizia
Il 18 maggio a Pietravolta, Casa di Preghiera delle Case di Carità, c’è stata la giornata di Adorazione per il Madagascar.. In una sorta di continua condivisione pubblico alcuni spunti di riflessione che mi sono stati donati e sotto alcuni pensieri che ho scritto per questa giornata.
«Con l’ Adorazione Eucaristica del mese di maggio, anche noi ci inseriamo nel cammino preparatorio al 25° Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona (3-11 Settembre 2011) che ha per titolo:
“Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana”
Ci introduce al tema il Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Adriano Caprioli (presidente del comitato per i congressi eucaristici nazionali).
“…il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale […] intende collocarsi dentro il cammino della Chiesa italiana, così da costituirne una tappa fondamentale. […] È il Santo Padre Benedetto XVI, nell’Esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), a richiamare l’efficacia dell’Eucaristia per la vita quotidiana:
“In quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua concretezza quotidiana, l’Eucaristia rende possibile, giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione dell’uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c’è nulla di autenticamente umano — pensieri ed affetti, parole ed opere — che non trovi nel sacramento dell’Eucaristia la forma adeguata per essere vissuto in pienezza” (n. 71).
La tematica del prossimo Congresso, “Eucaristia per la vita quotidiana”, viene così a riprendere e completare quella del precedente Congresso di Bari (2005): “Senza la domenica non possiamo vivere”. È l’invito a non dare per scontato il nucleo della fede, a tenere aperto il senso del Mistero che si celebra lungo l’anno nella pratica della domenica, “Giorno del Signore”, da custodire anche come “Giorno della comunità cristiana”, e anche come “Giorno dell’uomo”, di riposo e di festa, di tempo per la famiglia e quale fattore di civiltà. Corriamo il rischio, anche quando abbiamo un’assidua pratica religiosa, che essa rimanga rigorosamente circoscritta entro spazi e tempi sacri, escludendo il nostro essere cristiani dai momenti quotidiani del vivere nella famiglia, nel lavoro e professione, nella stessa vita sociale e civile. L’Eucaristia non è fatta per “anestetizzare” il cammino della nostra vita. Ci stiamo interrogando e preoccupando delle molte persone battezzate che non vanno alla Messa domenicale, ma insieme dobbiamo chiederci come escano dall’Eucaristia domenicale quelle che vi hanno partecipato. Anche la domenica va “rovesciata”: non solo andare alla Messa più affamati di ascolto della Parola, ma uscire dalla Messa più testimoni di questa Parola. In tal senso è vero che l’Eucaristia non è mai finita… e non sai dove ti porta.”
Lasciamoci allora portare dall’Eucaristia… dove vuole Lei! A contemplare i luoghi –fuori e dentro la casa (la Casa della Carità ma anche la casa di ogni famiglia)- per scoprire se e come vi si celebra una liturgia… che continua quella dell’Eucaristia celebrata all’altare.
“Sia che mangi, sia che beva, sia che mi riposi, sia che lavori nei campi, sia che guidi il trattore (quando ce l’han mandato su) diciamo sempre Messa: è diverso. E se andremo a zappare i campi, a zappare l’orto, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo a scuola, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo ad aggiustar la macchina, ci andremo con uno spirito diverso; e se andremo a fare i deputati, ci andremo con uno spirito diverso. Ma se noi ci riempiamo di questa adorazine continua, sia che siamo sani, sia che siamo malati, sia che siamo maschi, sia che siamo femmine, sia che siamo ricchi, sia che siamo poveri, sia che siamo in letto, sia che siamo in lavoro, siamo sempre in adorazione continua!” (don Mario Prandi)
“La casa è un luogo fatto di luoghi. Ciascuno dei luoghi della casa è formativo perché siamo sempre a mensa, c’è una circolarità: cappella… ingresso… cucina… sono dei luoghi dove si celebra una liturgia. E se si celebra una liturgia in ciascuno di questi luoghi, vuol dire che in quella liturgia noi veniamo formati da Dio. E’ quella liturgia del vissuto di cui forse siamo più esperti/e che di altre cose. Ma è proprio la ricchezza che fa della nostra vita uno “stare sempre nel tempio”… per diventare tempio.” (don Matteo FdC – ritiro in S. Teresa 25/01/2011)»
Penso ai luoghi e il Madagascar ne è pieno.
Ci sono luoghi su cui lo sguardo si riposa e lo spirito si rigenera. C’è ne sono altri dove lo sguardo si commuove profondamente e il cuore si apre in una ferita. E c’è ancora un altro luogo. Che è di tutti. Di chi vive in Madagascar, di chi ci passa solo, di chi si ferma un pò più a lungo, ma che sa che prima o poi ripartirà. Un luogo dove si celebra la vita ogni giorno come in un’ incessante liturgia. Di quelle che fanno esplodere il cuore in un ringraziamento continuo e abbondante. Questo luogo odora e sa di buono, perchè lì, i profumi si mischiano e si mescolano. Questo crocevia di incontri, di rumori e di suoni che sa farsi anche così silenzioso la sera. Questo quadro di colori indossati, in continuo movimento, che sventolano all’aria e luccicano alla luce dell’ alba e poi a quella del tramonto.
Questo luogo di preghiera e di vita.
La strada.
Piccole immagini, come scatti di foto, mi affollano e tutte portano sempre lì. Sempre alla strada..
È sulla strada che questo popolo vive. Che si incontra e si stringe la mano per un saluto. Che si ferma e chiede se ci sono novità perchè l’ attenzione è sempre donata all’ altro e non a se stessi. Anche la lingua, nel suo esprimersi, tradisce questo rispetto.
É sulla strada che si prova il bruciare del sole e la benedizione della pioggia.
È sulla strada che i malgasci improvvisano banchetti conoscendo e provando l’attesa di un incontro e di un’ acquisto. È lì che si fermano per contrattare il prezzo di un pò di manioca e patate dolci. È sulla strada che poi ripartono perchè è la strada che fa l’uomo e non il suo contrario.
È quell’incessante camminare, dal passo veloce ed elegante che sa tenere in equilibrio sulla testa ogni genere di cosa, che lo forma. Nelle relazioni. Negli incontri, quelli desiderati e più spesso in quelli fortuiti e imprevisti in cui si tocca la presenza di un Signore che si fa straniero e prossimo. Come invece un samaritano..
Non esiste casa all’ infuori della strada: è lì che si gioca il tutto di una persona. È sulla strada che le madri allattano. È sulla strada che i bimbi imparano a camminare e poi a correre con i piedi nudi. É lì che le bimbe si lavano i capelli e poi se li raccolgono in acconciature sempre nuove. È lì che i ragazzi e le ragazze si incontrano, si innamorano e si amano. È lì che gli adulti lavorano. È lì che i vecchi raccontano le loro strorie e tramandono le leggende ai più piccoli.
È la strada il luogo privilegiato dell’incontro con l’ Altro.
È la strada che ti permette di entrare in relazione. Che annienta barriere e confini e mette in comunicazione. Che ti porta all’ Altro.
Ogni strada ha i suoi contorni, le sue sfumature, i suoi infiniti paesaggi che si differenziano ad ogni svolta ma e la stessa umanità che la cammina. Con quel atteggiamento di gratitudine grande per ogni cosa che c’è. Perchè ogni cosa riporta a quel Dio che si è fatto uomo e ha camminato sulle strade della storia. Riporta a quel Gesù che sulla strada ha guarito, ha sanato, ha pregato, ha sfamato la folla, ha provato compassione fino al pianto. Riporta a quel Gesù che ha rivelato il volto di un padre che è Amore e che sulla strada ha amato l’ uomo. Fino in fondo.
È questa strada malgascia, fatta di uomini e di donne, che diventa ogni giorno preghiera e canto e lode di ringraziamento che sale a Dio, contemplazione di quel Regno che è sempre così ben visibile.. È su questa strada che sto imparando il senso più profondo dell’essere a mensa dell’eucaristia..
Alizii
Mai come oggi ancora tutto resta confuso, per l’ennesimo anno, in ombra. Niente è chiaro. Niente è scontato. Niente è logico secondo i canoni umani ma non secondo l’ Amore di Dio..
Ma mai come oggi penso di aver preso parte alla Pasqua.
Come mistero rivelato nei gesti e nella quotidianità di questi miei fratelli.
Come mistero donato nell’essere spettatrice di una Parola che si fa viva.
Come mistero rinnovato che si cala anche oggi nella storia.
Come mistero provato in una lavanda dei piedi che mi ha fatto stare dalla parte di Pietro.. che mi ha fatto conoscere quel “no, non mi laverai i piedi!”e poi quella logica d’ amore di Dio che chiede di lasciarseli lavare per averne parte..
Mai come oggi sento esserci dentro. Di essere immersa nel Mistero. Mai come oggi con timore e gioia grande corro verso tutti voi per fare festa insieme!
Il Signore è risorto veramente!
Buona Pasqua!
Un abbraccio a ciascuno,
Alice
Ancora una volta la nostra diocesi si dona tempo per pregare e per riflettere su ciò che è missione. E una giornata come questa diventa occasione per riprendere in mano il senso e il significato più profondo dell’ essere missionari.
Da quando sono qui, in Madagascar, questa domanda è tornata spesso fra i pensieri. Domanda che scava e che cerca di entrare in profondità. Domanda che esige una risposta..
Si pensa sempre che il missionario è colui che porta il Vangelo. L’ uomo chiamato ad uscire dalla propria terra per annunciare il Regno di Dio.
Inizio a credere che il missionario sia l’ uomo amante.
L’ uomo che ama il luogo e la terra in cui è, qualunque essi siano. Ne ama il suo popolo. E in particolare ne ama i suoi poveri. Forse non c’è bisogno di uscire di casa, qui come lì, e iniziare a predicare. Forse questo mondo ha bisogno di uomini e di donne che uscendo di casa inizino ad amare…

E quale il luogo privilegiato se non gli incontri desiderati come quelli fortuiti? Come l’ incontro a un pozzo, nella città di Sicar..
Il missionario è chiamato ad amare ed è in quell’ amore che porta il Vangelo. È in quell’ amore che annuncia il Regno di Dio.
Non è forse il comandamento più grande di cui ci ha fatto dono il Signore??
Per essere missionario non serve partire. Non serve scegliere il Madagascar o il Rwanda, il Brasile, il Kossovo o l’ Albania. Si può essere missionari nelle proprie famiglie. Nel proprio lavoro. A scuola. Al supermercato. In Autobus. Ovunque..
A tutti è chiesto di essere missionari!!
E allora buona missione !
Un abbraccio a ciascuno..
Londra.
Un dolce volto di ragazza filippina accosta il bouquet di cinque candele d’avvento nella nostra chiesa. Con un sorriso impercettibile accende la prima, lentamente. È un gesto semplice e straordinario di una giovane migrante, sotto lo sguardo di tutti, nel silenzio generale. Tre candele di colore violaceo, una rosa e una bianca, – quest’ultima servirà per illuminare la notte di Natale – sono il simbolo che si ritrova in tutte le chiese inglesi. Non sono solo candele. Sono passi di un cammino. Leggi il seguito di questo post »Carissimi,
vi ringrazio di cuore per il gesto di attenzione che avete avuto verso questo popolo!
Vi scrivo, oltre che per ringraziarvi, per comunicarvi dove ho deciso di spendere la generosa offerta che avete raccolto e deciso di donarmi. Ho scelto di non destinarli al progetto dove presto il mio servizio: c’è ne sono già così tanti!Ho scelto di impiegarli in altro..
Il desiderio era quello di poterli donare alla parrocchia del quartiere di Tongarivo, dove insieme agli altri volontari vivo. La parrocchia che frequento fa parte di una unità pastorale, come la chiameremmo noi, che comprende ben sei parrocchie, suddivise in più piccoli distretti, con a capo un solo parroco p. Elio: gesuita italiano che ha speso tra i malgasci più di quarantanni della sua vita! Conosce bene la realtà malgascia! La gente gli vuole molto bene perchè lui di bene ne ha fatto tanto a questa terra!
I bisogni sono così tanti.. Nell’ indecisione gli ho chiesto aiuto! Non è bene improvvisarsi missionari: si rischia di fare più danni che bene..
Parlandone insieme, una possibilità mi attraeva più delle altre: finanziare la costruzione di una chiesa. Si tratta della parrochia di Ifahary, una delle sei parrocchie dell’ unione pastorale. P. Elio mi ha raccontato la storia di questa comunità. Ne sono rimasta affascinata! Tra le sue parole il pensiero è di corsa tornato alle fatiche del restauro della nostra bellissima chiesa.. Anche la comunità di Ifahary, come noi per più di un lnghissimo anno, non ha chiesa dove riunirsi in preghiera, non ha chiesa dove celebrare l’ eucaristia. Ogni domenica p. Elio e i credenti si incontrano nell’ aule dell’ asilo di questa piccola frazione per celebrare la S. Messa. Al sapere di questo bisogno, il cuore non ha avuto alcun dubbio! Mi sono sentita così in comunione con questa gente!
Mi piace l’ idea che la nostra chiesa, ora restaurata, possa sostenere la costruzione di un altra chiesa. E mi piace pensare che se il bisogno si presenta in una parrocchia sorella siamo così fratelli da sostenerci!
Tutto mi è sembrato così “scontato”: a chi donare i soldi ricevuti se non per questa comunità? Così, è con gioia che ho consegnato la somma di 3.000.000 di Ariary, che corrispondono a circa 1.200 euro: l’insieme delle offerte che ho ricevuto fino ad oggi e che brevemente ricordo: l’ offerte raccolta per il presepe di Natale allestito da Samuele e Matteo, l’ offerta dei miei ragazzi per il compleanno di Nicola e l’ offerta raccolta dalla comunità intera!
Indescrivibile la gioia di p. Elio! Mi ha confidato che fa molta fatica a trovare fondi per questa opera. Nessuno dona per la costruzione di una chiesa. Di certo i lavori non termineranno con il nostro aiuto, ma piano piano la chiesa inizia a slanciarsi verso il cielo!!
È con profonda gratitudine che p. Elio ha scritto questa semplice lettera per raccontarvi della storia di questa chiesa. A lui cedo la parola..
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