Dopo un viaggio durato solo tre giorni eccomi in Maddi! Finalmente!!
La fatica dell’attesa piano piano inizia a colmarsi lasciando spazio solo alla gioia dell’arrivo! Il primo pensiero che vi lascio diventa concreto in due immagini in cui non sono stata ne protagonista, ne spettatrice, ma parte passiva. Il gioco l’hanno condotto due bambine.
21 dicembre. Primo giorno in Maddi. Verso sera cammino a fianco di don Giovanni (responsabile dei volontari RTM in Madagascar) lungo la strada del quartiere dove da pochi giorni vivo. E’ tutto il pomeriggio che camminiamo avanti e indietro. Mi presenta a piccole dosi i luoghi che frequenterò. Mi presenta alla gente. Senza sentirmi in realtà accolta. Don Giovanni è costretto a parlare malgascio, in pochi sanno il francese. E io mi sento estranea. Non capisco. Ci arrivo stanca. I tre giorni di viaggio e le poche ore di sonno si fanno sentire. E questa terra spiazza tanto è diversa. Sono invasa dai colori, dagli odori, dalle forme, dagli spazi, dai tempi. Sommersa da i suoni di una lingua straniera. Cerco di fermare tutto ma è talmente tanto che è impossibile contenerlo. Continuiamo il giro. Entriamo nel cortile della Casa di Carità di Tongarivo. Desidera presentarmi gli ospiti. Appena dentro una bimba sorridendo mi corre incontro mi prende decisa, ma allo stesso tempo delicata, tutte e due mani e mi dice: “ciao” e continua a sorridere. Don Giovanni le dice il mio nome e invita a presentarsi. Non ricordo il suo nome è una lingua talmente diversa dalla nostra. Distinguo dalle sue parole che dice vazaha (bianca). Mi lascia, la salutiamo e noi continuiamo a camminare. Una volta lontani il Don mi dice che la bambina ha dei problemi ma non è una ospite della casa. E il primo vero momento in cui mi sento accolta dal Madagascar. Una bimba che mi dice “ciao”. Quasi un ben arrivata Alice. E riconosce la mia diversità dalla sua. Gesto semplice ma carico di significato.
22 dicembre. Secondo giorno in Maddi. Continuo a conoscere luoghi, volti, a stringere mani. Questa volta ci spostiamo in macchina e ci immettiamo nel traffico di questa capitale rumorosa e confusionaria. Per l’ora di pranzo siamo alla casa di carità di Andohatapenaka (uno dei tanti quartieri popolari di Tana) ci fermiamo a pranzo. Rimaniamo anche per la preghiera. Mentre tentenno perché non so dove si trovi la cappella, una bimba che si tiene in piedi a stento, senza una parola, mi afferra la mano, mi sorride, e mi guida. In silenzio percorriamo il corridoio. Continua a sorridermi. Immagino non riesca a esprimersi. Ma non importa. I gesti a volte parlano più delle parole.
A poche ore dal mio arrivo in questa terra riscopro ciò che già avevo sperimentato in Casa di Carità a Fosdondo. La grande capacità dei poveri. L’accoglienza. Sanno accogliere. Sanno farsi prossimi. Sanno incontrarti. Non hanno bisogno di grandi parole. Di riti. Di formule di presentazione. Ti accolgono e basta. Con semplicità. Senza metterti a disagio. Con sensibilità. E la seconda volta che mi sento davvero accolta dal Madagascar. Ancora una volta mi metto alla scuola dei poveri. E da loro imparo come farmi prossima a mia volta.
Il Maddi mi accoglie così: attraverso due bimbe povere. Mi chiedo se l’accoglienza è femmina. E in questo tempo di Avvento non posso non pensare che Maria ha accolto una Parola che è diventata carne. Che è diventata Vita.
Pitch
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